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12-Aug-2017 03:42

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Si abbattevano le religioni senza cercar le cause e le leggi del loro nascere, fiorire e scadere; si combattevano le supersti- zioni perchè dannose, senza sapere propriamente che cosa fossero. Burckhardt, Die Cultm der Ret^aissance in Italien, 3* ed.. Ad imperatorem totius orhis special patrocinium, dice Ottone di Frisinga (33); Imperator est animata lex in terris, è detto in un documento del 1230 (34). La conquista era il suo principio e il suo diritto; la forza, l'opulenza, la gloria erano gli aspetti e i momenti suoi principali; il fine massimo la esaltazione di una città il cui nome figurava tra quelli degli dei. Di un compito morale qual- siasi non si vede che Roma si desse gran fatto pensiero. Paolo (S.), 528, 558, 565, 690; - suo carteggio con Seneca, 584-90.

DG l\ .07 Vui PREFAZIONE Q che altro accennassero, perchè perdurassero; le letterature e le immaginazioni popolari s'ignoravano, o, in nome del buon gusto e della ragione, si deridevano; se accadeva di dover rijerire una ingenua finzione, una tradizione nata sulla gleba o sul lastrico, una immaginosa leggenda, non si faceva senza prima domandarne scusa al lettore, volta in bc0e la cosa. Cicerone parla della dominazione romana come se fosse piuttosto patrocinio che signoria (36).

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I linguaggi più rozzi ed inorganici, I miti più semplici, gl'ingenui racconti di popolazioni non ancora uscite di fanciullezza, i canti e le confuse memorie dei nostri volghi, le credenze religiose più assurde, le più pazze supersti- zioni, le povere cantilene con cui dalle nutrici sì allettano al sonno i bambini, queste, ed altrettali forme ed espressioni del pensiero nascente, del sentimento indistinto, sono da noi con amorosa diligenza raccolte e studiate ; e in tutte queste menzogne cerchiamo e troviamo la verità. Molto più rapida fu la decadenza morale ed economica. Le parole con cui comincia la prima delle due epistole dove di ciò si ragiona sono caratteristiche: « Acerbum nimis est nostris temporibus Antiquorum facta decrescere, qui ornatum urbium quotidie desideramus augere ». (9) Non so su quali prove si fondi il LANCISI per dire (De adventitiis Ro- mani codi qualitatihus, parte 2\ e. ^ Capitolo II in anno la miseria cresce, e crescono con la nusena Tigno- .H l-imbarbar^mento ciei costumi. che potrebbero Lllre al VII secolo, ma che sicuramente non sono posteriori Il X deplorano la sciagurata sorte della città stata un tempo si- gnora del mondo (IO). Nabilibus quondam fucras coslrucla patronis ; Subdita nunc servis. Constantlnopolis florens nova Roma vocalur ; Moribus et murls, Roma vetusta, cadis. 1194 della Patrologie latine, e poi il Ja FFÉ nei Mo Tìumentcì Bambergensia, pp. Che non possano essere po- steriori al X secolo dimostra un codice Bambergense che li contiene, come pure il trovarsene citati gli ultimi due in una Invediva in Romam, che è di quel secolo appunto. Impia ter centum si sic gens egerit annos Nullum hic inditium nobilitatis erit. Quae minimos minime censura coèrcet in Urbe, Saevit in Orbe fremens, celsaque loca premeni. Romane, memento, Haec tibi erunt artes ; pacisque imponere morem, Parcere subjectis et debellare superbos. L'impero del medio evo a ben più arduo ufficio aveva a sobbar- carsi: esso doveva procacciare che gli uomini vivessero, non con- formemente ad una legge sua propria, ma conformemente alla legge divina, e che i cittadini della terra diventassero cittadini del cielo. L im- pero antico serviva a se stesso ed era lo strumento della propria grandezza; l'impero del medio evo serviva a Dio ed era un organo della Provvidenza. Ottaviano Augusto, 55, 560, 712, 714, 715, 719, 776 ; — sua opulenza, 135-41 ; — sua potenza, 243 ; — nascita, 243-4 ; — celebrità, 244 ; — istruito del i)rossimo nascimento di Cristo, 245-6; — sua visione, 247-50, 251-3; — sua bellezza, 250-1; — adora Cristo, 251 ; — suoi vizii, 251; — sua crudeltà, 251; — costruisce il Tempio della Pace, 253-5 ; — sua morte, 259; — suo sepolcro, 259-60. Ovidio, 490, 496, 498, 502, 504, 510, 515, 516, 563; — sua grande cele- brità, 595-7, 598; - imitato, 596-7 ; — sua costumatezza, 597 ; — citato, 597, 601 ; — maestro di dottrina cristiana, 597; — suoi orti e suo pa- lazzo in Roma, 598 ; — fantasie circa il suo nome, 598-9 ; — fantasie circa il suo esiglio, 599-600; — suoi Tristi, 599; — storia della guerra di Troja a lui attribuita, 599; — dannato, 600 ; — sue Metamorfosi, 601, 602-6; — sue favole, 601-2; — suoi libri araatorii, 607-9; — esecrato, 609-10. Pagani che annunziarono la venuta di Cristo, 528-9.

Come negli organismi più umili il naturalista rintraccia le leggi della vita fisica, così noi in questi rudimenti le leggi della vita intellettuale e morale, e ad ogni passo che moviamo su questa vìa vediamo mutarcisi dinanzi gli aspetti della storia, e sorgere nuove e più larghe apparite. Già ai tempi di papa Vigilio (537-55), nell'interno della città, che non contava più di 50000 abitanti (ó), erano campi seminati, e pa- scoli per bestiame (7). In Ravenna Teodorico fa ricostruire la basilica dil Ercole [Var., 6); essendo stata rubata a Como una statua di bronzo, ordina se ne faccia diligente indagine (éid., II. (5) De Rossi, Piante icnografiche e prospettiche di Roma, Roma. Transiit imperlum, mansitque superbia tecum ; Cultus avariciae te nimium supcr.^t. 148 delle Antiquitates italicae, traendoli da un antichissimo codice modenese, e facendoli del VII, o dell vili •cedo. Alcuno ne fece autore Ratranno, ma senza buon fondamento. Della profonda notte d'ignoranza che pesa su Roma du- rante quei tempi infelici, troviamo fatto ricordo e lamento assai spesso. E Giano Vitale questi altri : Aspice murorum moles, praeruptaque saxa, Obrutaque borrenti vasta theatra situ : Haec sunt Roma, Viden' velut ipsa cada vera tantae Urbis adhuc spirent imperiosa minas ? Cui male sublatus Romae non cederei hortus, Nititur ad nutum flectere regna suum. 11 medio evo spiritualizzò l'impero secondochè era dalla sua scienza richiesto.

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